PATRIMONIO, RICCHEZZA VIRTUALE E DEBITO: La soluzione del paradosso economico

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PATRIMONIO, RICCHEZZA VIRTUALE E DEBITO: La soluzione del paradosso economico

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Dell’esistenza di una vera e propria cospirazione – una cospirazione del silenzio su tutti i problemi monetari, sulla stampa e sulle piattaforme politiche, tra scrittori, editori ed economisti, che più di ogni altro dovrebbero essere vivi e coscienti della loro infinita importanza – non ci può essere alcun dubbio. Esiste, e chiunque abbia cercato di richiamare l’attenzione sui mali del sistema attuale lo affermerà. Si dice che il signor H. G. Wells abbia detto:
“Scrivere di valuta è generalmente riconosciuto come una pratica discutibile, anzi quasi indecente. I redattori imploreranno lo scrittore quasi in lacrime di non scrivere di denaro, non perché sia un argomento poco interessante, ma perché è sempre stato un argomento profondamente inquietante”.
È stata infatti una rivelazione per l’autore, abituato a pensare che la battaglia per la libertà di pensiero in materia scientifica sia stata combattuta e vinta secoli fa ai tempi di Galileo e dell’Inquisizione, scoprire che in economia, a differenza della fisica, non è stata ancora vinta affatto. Se fosse stato un biologo, senza dubbio avrebbe rimesso l’orologio al tempo della controversia tra Huxley e i vescovi. D’altra parte, se fosse stato un matematico puro, avrebbe potuto sorridere all’idea stessa che chiunque avrebbe dovuto lottare per, diciamo, affermare la verità delle proposizioni di Euclide. Vale a dire, che la libertà di pensiero è una crescita evolutiva piuttosto che una nascita improvvisa, che si estende nell’ordine dalle questioni dell’intelletto a quelle dell’anima, e solo alla fine, semmai, alle questioni della tasca. Non è stato privo del suo aspetto umoristico a questo proposito il trovare nelle recenti condanne in questo Paese della campagna contro l’insegnamento della dottrina evolutiva in alcuni Stati dell’Unione Americana, alcuni inquietanti paralleli tracciata tra essa e l’atteggiamento esattamente simile dei nostri stessi liberali sapienti nei confronti della ricerca psichica, dell’insegnamento dei metodi di controllo delle nascite, o, come si sarebbe potuto citare come esempio, nei confronti della nuova dottrina dell’Economia Fisica. La libertà di pensiero dipende ancora molto dalle circostanze.
Si può simpatizzare con il motivo di preservare un discreto occultamento e l’oscurità dallo sguardo pubblico dei misteri interiori del soggetto del denaro, condannandone al contempo il pericolo e la follia. Se l’economia fosse davvero una scienza, non avrebbe bisogno di proteggersi dalle critiche con una cospirazione del silenzio. Una critica responsabile in qualsiasi materia scientifica sarebbe accolta con una risposta immediata, e non con la politica dello struzzo di seppellire la testa nella sabbia nella speranza che ciò soffochi le orecchie e getti polvere anche negli occhi dell’inseguitore.
Ogni proposta di riforma del sistema è sempre accolta da potenti interessi che fingono che la riforma proposta sia la vecchia eresia della salvezza economica attraverso la creazione di denaro. Se è un rimedio ciarlatano, allora, se praticato dal governo o dal falsario privato, perché le banche, che sono costituite da professionisti qualificati in tali rimedi ciarlatani, sono sollevate d’ufficio dalla responsabilità per la rovina che causano?
Può darsi che i nostri dirigenti pubblici tacciano per lo stesso motivo per cui un medico esita a informare il paziente che soffre di una malattia mortale che sconcerta ogni indagine scientifica. Che cosa possono rispondere a questa accusa, che il paziente è stato curato e tenuto malato somministrando farmaci che tutti sanno essere dannosi e fatali? Può darsi che il pericolo non sia per il Paese, se non il pericolo della guarigione dalla sua attuale condizione impotente e prosciugata, ma per i nostri dirigenti e funzionari pubblici, che, a meno che non sia stata concessa loro un’amnistia, potrebbero ragionevolmente aspettarsi di trovarsi imputati, se venisse ristabilito un vero governo politico.

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